domenica 27 marzo 2011

Egitto, Libia, Tunisia e crisi internazionali: siamo di fronte ad una rivoluzione?

Il paradosso dei giorni nostri, che è ormai un enigma, è rappresentato dall'improvvisa esplosione di impeto rivoluzionario delle popolazioni del nord Africa. Sembra quasi che, in una sorta di effetto domino, tutti i regimi - o pseudo tali - stiano cadendo rovinosamente.
La domanda di inizio secolo sembra essere: ma da dove sfociano queste rivoluzioni?

Rispondere è materia complessa e di non semplice risoluzione. Mi limiterò, per ora, ad analizzare le possibili (ma anche non tutte probabili) cause dell'ostilità improvvisa, da parte di buona parte delle popolazioni nordafricane, nei confronti dei regimi totalitari.

La prima ipotesi, che forse è la più accreditata dai media internazionali, è che il conflitto non sia altro che la finale valvola di sfogo a troppi anni di privazioni subite dal popolo. La reazione, secondo l'opinione comune, potrebbe essere stata conseguenza dell'aumento di scolarizzazione dei paesi colpiti.
In pratica, l'aumento del tasso di alfabetizzazione e, conseguentemente, della cultura libertaria legata alla scolarizzazione hanno dato la spinta propulsiva: guidati dai lumi culturali, uomini e donne, ormai in numero sempre maggiore, hanno deciso di agire in nome degli ideali più nobili.
Da questo punto di vista, quanto accade oggi in nord Africa potrebbe essere paragonato alle rivoluzioni politico-economico-culturali che hanno segnato lo sviluppo dei grandi paesi dell'Occidente: si pensi alla Rivoluzione Francese, a quella Industriale e a quella Americana.
Ecco, oggi ci potremmo trovare di fronte a quella che potrebbe essere ricordata come la "Rivoluzione Araba", cosa che ha dello straordinario.

Tralasciamo, ma solo per ora, quest'ultimo concetto e continuiamo nelle ipotesi che spiegano i perché di questa "rivoluzione".

La seconda ipotesi, che sembra essere globalmente non accettata, riguarda pressioni esterne, da parte di stati esteri con enormi interessi nelle aree colpite, che avrebbero innescato il processo.
Per restare in tematiche moderne e contemporanee, si può pensare a questo processo come ad una reazione a catena. Una cosa tipica delle reazioni a catena è che, una volta innescate, sono praticamene inarrestabili (Fukushima, nella "lontana" isola di Honshu, potrebbe essere un esempio, ma speriamo che non sia così).

La terza ipotesi - che, pur non essendo accreditata, non è affatto improbabile - prevede un mix delle precedenti due: la voglia di libertà e gli ideali sarebbero stati spinti all'estremo da pressioni "extra-territoriali" con immani interessi politico-economici in tutta l'area nordafricana.

Questi punti, dal mio umile punto di vista, sono i più probabili; ma procediamo adesso a pure speculazioni, per volere essere malpensanti e complottisti (ma volutamente), che potrebbero stuzzicare la nostra riflessione.

La prima ipotesi improbabile (ma non affatto impossibile per noi, nei panni di malpensanti complottisti) riguarda quella di un possibile disegno esterno, atto a modificare l'asseto politico-sociale (oltre che economico) del medio oriente.
In effetti, la situazione di regime autoritario dittatoriale tipica del nord Africa vede un potente uomo che, incurante del popolo e del bene comune, gestisce ingenti risorse (da un punto di vista strategico-militare o politico-economico, per esempio) destinate ad un uso personale e puramente individualista: il dittatore dispone di potere assoluto e, di conseguenza, utilizza tutto ciò che è dello stato come fosse proprietà privata.
I poteri forti mondiali (multinazionali, stati, unioni di stati ecc...) non possono permettersi di andare dietro alle manie di potere di singoli uomini dall'ego sconsiderato; non possono rischiare che, in un momento di follia, vengano meno fondamentali risorse; infine, non si possono permettere di essere sotto lo scacco continuo da parte di "piccoli" uomini.
Per ovviare a questo problema, le "lobby mondiali del potere" eliminano fisicamente i problemi, dietro pretesti comunemente accettati dall'opinione pubblica mondiale ( salvare il mondo da problemi legati alla democrazia, alla pace, alla fame, ai massacri, ai genocidi... ecc...).
Si potrebbe quasi dire che i poteri economici (ma non solo economici) spingano questi uomini a compiere atti inaccettabili per l'opinione pubblica, in modo tale da condannarli a morte certa col consenso dei più: quando hai il mondo contro sei destinato ad una fine comunemente accettata.

La seconda ipotesi (questa in perfetto stile complottista/catastrofista) riguarda un oscuro disegno, da parte dei potenti (le famigerate famiglie dei potenti massoni, banchieri e dall'oscuro disegno), che starebbero spingendo verso la globalizzazione mondiale.
L'improvvisa esplosione e la repentinità con cui tutta questa vicenda si è sviluppata, farebbe pensare i più malpensanti ad una fortissima spinta psicologica, che avrebbe indotto le popolazioni vessate di quei luoghi a reagire. Da ciò ne potrebbe scaturire il prodromo di una Unione Araba su stampo occidentale (USA, UE, per esempio) e molto differente da quella attualmente in vigore.
Per chi riflette, devo dire, non risulterà impossibile quest'ultima ipotesi - quella di Unione Araba, per l'appunto - che si potrebbe comunque manifestare (indipendentemente dal complotto o dalla verità che sta dietro a questi eventi).

Per chi si chiede come sia possibile che le unioni possano favorire la globalizzazione, io vorrei dare una possibile spiegazione.
In primo luogo, bisogna analizzare le circostanze che portano gli stati alle così dette unioni di stati.
Tra le cause principali potrebbe esserci il fatto che l'unione fa la forza.
D'altra parte, per la felicità dei complottisti (o per i loro timori), possiamo citare la maggiore controllabilità dei mercati, dei flussi e dei soggetti (cosa che non ha dell'assurdo, tra l'altro), tra i fattori che potrebbero condurre i potenti ad un simile assetto politico.
Dette, in modo non esaustivo, queste possibili motivazioni, andiamo ora per gradi: se uno stato crea una unione, allora, da quest'ultima (che, una volta costituita diviene un unicum paragonabile ad un grande stato - vedi USA) può creare un' ulteriore unione con altre unioni, fino ad arrivare al governo globale (Globalizzazione).
Il processo potrebbe sembrare molto lento e improbabile, tuttavia - se ciò che è accaduto in questi giorni porterà veramente ad una Unione Araba (o medio-orientale), dopo un cambiamento molto rapido e imprevedibile (nessuno poteva anche solo pensare ad una simile escalation) - si potrebbe rivelare tutt'altro che lento e, anzi, quasi prematuro e repentino.

A questo punto, tornando ad un realismo un po' più logico, non sembra affatto impossibile l'espandersi della macchia rivoluzionaria a paesi quali la Giordania, la Siria, lo Yemen, l'Iran,  perfino l'Arabia Saudita, l'Algeria, il Marocco,l' Oman (anche se, apparentemente, alcuni di questi sembrano intoccabili), che, guarda caso, hanno tutti regimi autoritari o pseudo governi dalla sola apparenza democratica (si passa da "repubbliche" di facciata a monarchie assolute).
Insomma, potrebbe essere arrivato il tempo, anche per la cultura araba, di scrollarsi di dosso antiche forme di governo caratterizzate da corruzione e assolutismo che, ormai da anni, sono state ampiamente ripudiate dall'occidente e dalla sua opinione pubblica e che, probabilmente, hanno offuscato le enormi potenzialità delle popolazioni arabe a svilupparsi in tutti i campi culturali.

Per concludere, andare ancora avanti in previsioni e congetture, forzando qua e là, risulta un po' ardito (visto che mi sono già spinto oltre il logico e comprensibile - perfino per me stesso), quindi opto per salutarvi e invitarvi alla comune riflessione - all'insegna della critica e sana arte dell "anticipazione", cosa che a noi uomini risulta da sempre difficile.

martedì 1 marzo 2011

Breve pensiero sulla Politica italiana. 2011

Ho scritto l'ultimo post nel lontano 2007. Quasi per curiosità, vista l'acqua calata sotto ai ponti, l'ho riletto.
Mi viene da ridere al solo pensiero che NULLA è cambiato.
Mi coglie un vero shock al pensiero che l'Italia è sempre la stessa.
Mi viene in mente quell' esperimento, compiuto da chi ha a cuore il ricordo: seppellire una cassa piena di ricordi e disseppellirla dopo cento anni.
Riadattando l'esperimento, seppellirei una cassettina con un foglio, contenente la lista dei dieci problemi più grandi dell'Italia da quando è unita.
Qualcuno potrebbe dirmi che, visto il centocinquantenario, se qualcuno avesse fatto la stessa cosa a quei tempi, probabilmente, non avremmo trovato una lista con vecchi problemi ormai superati.
So bene che è un'esagerazione, ma credo che su dieci problemi se ne siano risolti la metà, forse.
Ciò sigifica che gran parte dei problemi - che poi sono i più gravi - ha superato, intattamente nel tempo, ogni forma di governo e politica che sia stata adottata da questa nazione.

Mi chiedo come ciò sia possibile.
Riflettiamo!!